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26 gennaio 2021 - La generazione del deserto di Lia Tagliacozzo (edizione: Manni)
Storie di famiglia, di giusti e di infami durante le persecuzioni razziali in Italia
   Lia Tagliacozzo è nata a Roma nel 1964. Impegnata nel settore culturale delle istituzioni ebraiche, scrive su testate giornalistiche nazionali quali "il manifesto" e "Confronti", cura documentari per la televisione e collabora con la redazione di "Sorgente di vita" di Rai 2.
   Figlia di sopravvissuti alla Shoah, ha ricostruito a fatica la storia della propria famiglia perchè in casa se ne parlava poco.
  La generazione del deserto non è il suo primo libro. Infatti ne ha pubblicati altri e, tra questi, anche due libri sulla Shoah "Il mistero della buccia d'arancia" (edizioni Einaudi) e " La Shoah e il Giorno della Memoria", letture destinate ai bambini.
  Nel suo ultimo libro "La generazione del deserto" edito da Manni, Lia Tagiacozzo racconta la sua storia e quella della sua famiglia.
  Sul retro della sua narrazione si legge: la storia di due famiglie ebraiche, una salvata dai "giusti" e l'altra condannata dagli "infami", un racconto sull'ebraismo, sull'identità, sulla memoria, ma si legge soprattutto ciò che è stata la vita di chi è sopravvissuto ai lagher e dei figli di chi ha vissuto quella devastante esperienza (le generazioni nel deserto).
  Una vita in cui alle domande quasi mai seguono risposta, un deserto in cui, comunque, si devono trovare le ragioni per proseguire il cammino: " Nella mia famiglia le storie della guerra sono sempre state taciute (scrive Lia Tagliacozzo). Per tutta la mia infanzia e la prima età adulta la loro ricostruzione ha richiesto anni di scoperte occasionali, di orecchie tese a cogliere indizi e esplorazioni clandestine nelle carte di casa.Questa dunque è la storia della mia famiglia”.
 "Le generazioni del deserto" è un libro che chiama a profonde riflessioni. Un libro che fa veramnte comprendere che la Shoah non si è conclusa il 27 gennaio 1945, ma ha proseguito il suo tragico corso segnando indelebilmente la vita dei sopravvissuti e le loro successive generazioni.
  La Shoah non è finita il 27 gennaio del 1945, ma vive nell'odio di chi, il 10 gennaio 2021, a distanza di 76 anni dalla liberazione dei pochi sopravvissuti di Auschwitz, ha tentato di impedire la presentazione del libro, urlando il proprio razzismo, il proprio antisemitismo. Vive e vivrà aspettando il momento buono per divampare, per divorare nuovamente il genere umano. Il 27 gennaio è stato dedicato alla commemorazione dei milioni di uomini, donne e bambini uccisi nei campi di sterminio, ricordiamoli e tramandiamone il ricordo, forse potremo risparmiare alle prossime generazioni il "deserto" descritto da Lia Tagliacozzo.