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-BIBLIOTECA "DON PEPPINO LANNIA"-
-Parrocchia SS.Salvatore-
(Diocesi di Pozzuoli)
Una piccola officina della cultura

Una piccola officina della cultura


                                                      Benvenuti

Spero che troverete interessante ciò che pubblicheremo. Faremo di tutto per renderlo tale e spero che in questo ci assicurerete anche la vostra collaborazione.

Sotto il Monte è un piccolo rione della Città di Pozzuoli in provincia di Napoli. Non è molto distante dal centro ma, come  tantissime altre realtà urbane, vive chiuso nel suo “stato di periferia”.

Parte di una Città che ha una storia millenaria ( fu fondata nel 194 a.C. - colonia romana affidata ai legionari di Scipione l’Africano, reduci della battaglia di Zama) di cui conserva monumenti invidiabili, il territorio del rione Sotto il Monte e quello del vicino rione Toiano, vantano memorie storiche molto più antiche. Infatti nel 343 a.C.  fu il campo di una grande battaglia, la battaglia del Gauro (dal greco "Maestoso". Monte che domina il luogo della battaglia) che fu combattuta dalle legioni romane comandate dal Console e futuro Dittatore “Marco Valerio Corvo” nella prima guerra contro i Sanniti e fu raccontata da Tito Livio nella sua grande opera "Ab Urbe Condita " (libro 7° - 30,33).  

Quando mi fu affidata la responsabilità della Parrocchia SS. Salvatore, poiché collaboravo da tempo con il suo parroco, sapevo già quali sarebbero state le difficoltà ma anche le grandi gioie a cui sarei andato incontro. Don Peppino Lannia, con grande lungimiranza, aveva tracciato un percorso che non poteva essere disatteso. Anche se nell'ambito territoriale della parrocchia non si rilevavano, come non si rilevano,  segni di degrado o  allarmi di  natura sociale , il quartiere di Sotto il Monte era ed è un ambito in cui è evidente, come accade in moltissime altre realtà a prescindere dalla distanza che separa la periferia dal centro,  una lenta ma costante attenuazione del senso di comunità.

Come Don Peppino Lannia , dal momento in cui ebbi il privilegio di collaborarlo, lo leggevo nel quotidiano dei nostri parrocchiani e, Don Peppino, che era un combattente nato (chi lo ha conosciuto lo sa bene) , fedele al motto " meglio prevenire che curare ",  mentre cercava di trasmettere un minimo di ottimismo assicurando a quanti ne erano privi che "... un giorno non molto lontano, il quartiere Sotto il Monte diventerà Sopra il Monte...."  affilava l'arma che riteneva più idonea a combattere la sua ennesima battaglia, la "cultura" e, quindi, cominciò a raccogliere libri e a comprare scaffali per allestire una piccola biblioteca che non ebbe, per l'età e per la salute, modo di istituire

Era convinto, come io lo sono, che quella iniziativa era necessaria per aggregare ciò che si andava disaggregando e per innescare un processo di partecipazione attiva in un ambito che, come tanti, poteva rischiare la marginalizzazione.La sua scomparsa terrena non ha coinciso con l'abbandono del suo progetto. Don Peppino non mi ha lasciato solo libri e scaffali, mi ha lasciato una strada da percorrere e mete da raggiungere.
Potevo ignorarlo ?   Non lo potevo e non lo volevo !

Alla mia decisione di recuperare quei testi, quasi a volerla rafforzare ove mai avessi maturato una diversa decisione, fece eco la proposta dei parrocchiani, giovani e non giovanissimi, di fondare la  biblioteca.   

Era la scintilla in cui sperava Don Peppino e in cui speravo anche io. Era il segnale che  i cittadini del quartiere avevano recepito il messaggio. Era il primo passo che poteva contribuire al recupero del senso di comunità che si andava disperdendo.

Come è nella mia natura, senza forzare i tempi,  ho lasciato che lentamente quella scintilla si trasformasse in un fiamma viva, cosa che è avvenuta. Infatti negli incontri che si sono succeduti, alla fondazione della biblioteca è seguito il varo di un progetto, "Io sono il centro, io c'entro". Un progetto che ha trasformato la biblioteca in una piccola “officina della cultura”.

Con l'avvio del  portale web e con il varo del suo programma triennale la biblioteca "Don Peppino Lannia” fa un altro piccolo passo sul percorso tracciato circa un anno fa con il programma 2018-19.

Può essere solo la biblioteca  a risolvere i problemi della mia piccola comunità?

Non credo. Ma sono certo che può contribuire a farlo e soprattutto sono certo che  potrà contribuire ad evitare che   "il senso di periferia" diventi tanto forte da prevalere su quello di comunità.Sono profondamente legato al mio piccolo rione e spero  di potergli ricambiare cento volte e cento volte tanto il calore e l'affetto con cui mi ha accolto e che mi riserva.   

La partecipazione  che vedo crescere, mi da buone speranze che il mio piccol Rione può conseguire risultati inversamente proporzionali alle sue dimensioni. La Provvidenza non ha limiti, soprattutto se fonda sulla buona volontà e sul potere della buona cultura.Se i miei giovani parrocchiani mi assicurano che la biblioteca manterrà i contatti anche con gli italiani sparsi nel mondo e soprattutto che diventerà una grande biblioteca, credo che ho poco da insegnargli sui concetti di "comunità e partecipazione attiva" e mi ritrovo a domandarmi:  "è possibile che,  in barba al detto, il topolino ha partorito una montagna?"

  Le linee programmatiche che  abbiamo tracciato per il prossimo triennio non nascondono questa ambizione. Abbiamo avviato un processo che intendiamo portare avanti con fermezza, consapevoli delle difficoltà che dovranno essere affrontate e superate.

  Quando abbiamo scelto il titolo del nostro progetto, volevamo che  fosse sintesi di un messaggio chiaro. "Io sono il centro, io c'entro" a mio avviso lo è. In esso si legge la fede che ci sostiene, la volontà di una piccola periferia di sentirsi parte attiva e non esclusa della comunità, ma  anche un’affermazione importante " noi ci siamo e non faremo mancare il nostro apporto perché conosciamo quali sono i nostri diritti e soprattutto non vogliamo sottrarci ai nostri doveri  ".

Io non mi sottraggo a questo impegno e avrò parte nell'attuazione del progetto.      

Oggi le periferie sono molte, anzi troppe e sono  molto più grandi del mio piccolo Rione.  

Credo  che ciò che emargina, ciò che separa, ciò che tenta di inaridire l’animo umano privandolo dei sensi di carità, di solidarietà, di accoglienza, di prossimità, di comunità, fonda molto sulla superficialità della conoscenza, sul deleterio potere del "sentito dire", su una determinata, sottile strumentalizzazione delle difficoltà, dei sacrifici e delle rinunce che le persone vivono nel loro quotidiano. Per queste ragioni, curerò una rubrica che proporrà un viaggio nei paesi che formano la grande periferia del mondo. In essa cercherò di evidenziare i problemi, le  enormi risorse e le  speranze di questa immensa realtà che, come la mia piccola, cara periferia, ha  diritto di trovare un suo “centro”.

 A volte, ma solo per un attimo, mi spavento al pensiero di quanto c'è da fare. Poi le difficoltà e le speranze dei miei parrocchiani mi richiamano alla realtà e rimboccandomi le maniche,  affronto i problemi cercando di risolverli. 

Oggi uno dei problemi è il progressivo aumentare delle distanze tra le persone , tra le parti della società e soprattuto tra i popoli. La nostra biblioteca, nell'ambito della sua periferia,  vuole dare il suo piccolo contributo al lavoro immane che c'è da fare in questo campo. Per tale motivo l'ho definita "una piccola officina della cultura" . Trasmette un messaggio chiaro. E' un luogo di lavoro, di impegno, ha il fine di riparare, assemblare, produrre.
In essa non vi è competizione, ma un lavoro di squadra in cui ogni operaio sa cosa fare e quando farlo e sa che la macchina che produrrà dovrà affrontare percorsi lunghi e complicati e quindi avrà bisogno di modifiche, migliorie, meccanismi sempre più nuovi.
La nostra macchina corre per tagliare un traguardo su cui c'è scrtto "Comunità". Le ragioni della sua costruzione sono quelle che motivano il nostro progetto. La periferia, per quanto tranquilla possa essere, è sempre limitata nella sua "partecipazione", nel suo essere momento attivo della Comunità. Deve recuperare terreno e deve farlo cosciente dei propri diritti, ma soprattuto consapevole dei suoi doveri. Ho letto alcune affermazioni dell'autore di "Biblio Tech" citate da Claudia:"meno biblioteche vuol dire più disuguaglianza" ..."le biblioteche sono luogo di condivisione libero e gratuito"..."le biblioteche sono piattaforme e non magazzini"..."le biblioteche sono strumento di integrazione".
In queste affermazioni trovo gran parte del nostro progetto (io sono il centro:io c'entro). Saremo soli? Non credo. E' un'officina con molti  operai e questo è già un piccolo traguardo che abbiamo tagliato.
C'è collaborazione con il Comune e, se ci da fiducia, l'arricchiremo. Lavoreremo per assicurarci ed assicurare altre collaborazioni  e per attingere esperienza da chi ne ha più di noi. Questo portale è uno dei mezzi con cui vogliamo stabilire un rapporto diretto, non avrà mai nulla di sofisticato.
E' il mezzo che ci consente  l'incontro con un amico con cui ci si può intrattenere a parlare. E' quello a cui tende ogni attività della biblioteca. Cerchiamo di riavvicinare le persone che, oggi, anche ad un passo di distanza non si riconoscono più.
La vicinanza è solidarietà, è condivisione, è Comunione,  è il nostro traguardo.


                                                                                                     don Felix Ngolo
                                                                                                          Parroco