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(Diocesi di Pozzuoli)
Biblioteca "Don Peppino Lannia": una piccola comunità in cammino

Biblioteca "Don Peppino Lannia": una piccola comunità in cammino

Mi chiamo Luigi Massimo Nappo e mi è stato affidato il coordinamento delle attività della biblioteca “Don Peppino Lannia” che opera in un piccolo quartiere “Sotto il Monte” alla periferia della città.

E’ un compito impegnativo, ma poggia sulla solida collaborazione , sulla professionalità , sulla dedizione volontaria e disinteressata di ogni componente della “squadra” che abbiamo formato.

La biblioteca, intitolata al compianto parroco Don Peppino Lannia, è stata inaugurata nel 2017 ed ha dato avvio alle sue attività nel 2018.


Don Felix Ngolo, l’attuale parroco, che ne ha deciso l’istituzione e ne ha assunto la responsabilità , ha definito giustamente la biblioteca “un’officina della cultura”. Nella nostra piccola officina cerchiamo di strutturare, come è stabilito nel nostro progetto “io sono il centro, io c’entro”,  un processo che possa consentire alla nostra piccola periferia  una piena e consapevole partecipazione alla vita della comunità. Un diritto e un valore di cui, pian piano, così come in molte altre realtà territoriali,  si va affievolendo il senso.

Nel  primo anno di attività, abbiamo avviato un  percorso formativo e informativo diretto agli abitanti del quartiere, quindi sono stati tenuti incontri   sui fenomeni sismici e vulcanici dell’area flegrea, sulla storia della Città e sulle modifiche del suo assetto demografico. Dal prossimo settembre la biblioteca “Don Peppino Lannia”, iscritta all’anagrafe dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico, all’anagrafe dei Beni Culturali Ecclesiastici ed al Polo SBN della Regione Campania, darà attuazione al  programma 2019-22 .

Oggi, alle esigue forze che si sono attivate nel primo anno, si sono unite professionalità e competenze nel campo della musica, della letteratura, della poesia, della storia e del sociale, dell’archeologia, delle arti e della comunicazione. Altre professionalità e competenze saranno acquisite nel campo scientifico e del sociale. La biblioteca “don Peppino Lannia” vuole essere una piccola casa della cultura e come tale non può e non vuole avere porte. 


Le linee programmatiche del prossimo triennio, oltre alle attività proprie della biblioteca e quindi dei servizi che eroga e che saranno arricchiti con convenzioni con le Università e con altri Enti ed Istituti, oltre alla specializzazione del proprio patrimonio librario e documentale ( banche dati), prevede concrete iniziative per rafforzare il senso di comunità offrendo collaborazione ai servizi culturali locali, nonché attività formative volte a suscitare un maggiore interesse, specialmente dei giovani, sulle problematiche  che attengono lo sviluppo socio-economico delle comunità, sui processi di evoluzione delle periferie nell’ambito di un assetto multicentrico delle città e sulle politiche che possano assicurare un vero progresso sociale e quindi quelle che attengono il lavoro, la tutela del sociale, la piena partecipazione, il conseguimento di alti livelli di legalità, la  civile coesistenza.
 
Avranno particolare rilievo le iniziative tese a promuovere le arti, la letteratura,la musica e la poesia, ma anche ad approfondire le conoscenze che possano contribuire ad accrescere la consapevolezza del patrimonio storico-culturale ed ambientale di  cui è ricco il nostro territorio e più ampiamente il nostro Paese. L’archeologia, la vulcanologia, la tutela dell’ambiente saranno materie centrali su cui concentreremo un impegno non trascurabile.
Un ambito che ritengo di notevole importanza per conseguire i fini che la biblioteca si è dato è la comunicazione.
Anche nella comunicazione la biblioteca “don Peppino Lannia” vuole impegnarsi per poter attuare parte del proprio progetto e per fare un piccolo, ma significativo passo in avanti sul proprio percorso.

Le periferie soffrono in molti casi di un anonimato  a cui è difficile sottrarsi e che in alcuni casi, viene superato solo da tragiche notorietà. La possibilità che una comunità che vive in periferia ha di sottrarsi alla cappa dell’ anonimato che l’avvolge  e che la condanna ad un’invisibilità dell’umano, non solo dipende dalla volotà che dimostra  e dalle iniziative che mette in campo, ma anche da come riesce a comunicare le sue esperienze, il suo impegno, la sua volontà di esistere come comunità  e dalle risposte che riesce ad ottenere.

La comunicazione, a volte,  è anch’essa anonima. Anche quella che  si sviluppa sul web.

Per questo motivo noi diamo una grande importanza all’impostazione che abbiamo dato al nostro portale. 
Siamo online per comunicare momenti  importanti di un’esperienza che riteniamo interessante, per far conoscere i suoi fini, i suoi piccoli successi ma anche i suoi insuccessi. Per  stabilire contatti che possano arricchirci, per offrire informazioni e se lo potremo, conoscenze utili.

Siamo online per costruire un ponte poco virtuale ma molto umano, che possa unire la nostra piccola comunità ad altre che vivono una simile esperienza o che hanno messo in campo altre e più produttive iniziative.   

Siamo online perché la nostra piccola comunità, per i suoi valori e le sue speranze, merita una visibilità che  le sia da sprone per continuare il suo cammino. Lo siamo per stabilire un rapporto vero, in cui il mezzo informatico è e resta solo un mezzo. Non vogliamo una comunicazione anonima in cui è difficile  trovare un contatto telefonico o  un recapito mail o che, con la scusa di adeguarsi al progresso tecnologico, affida il rapporto ad un ripetitore automatico di domande e risposte precompilate. Siamo per una comunicazione che metta al centro le persone, la loro professionalità, il loro impegno volontario e disinteressato nel sociale. Siamo per una comunicazione moderna basata su valori antichi per i quali vale la pena di “metterci la faccia”.


Ho cercato di riassumere le ragioni di un impegno . La mia piccola periferia non si differenzia da tante altre, ma come tante altre ha diritto ad una dimensione che non è quella attuale. Sa che ha la sua parte di lavoro da fare per riannodare i fili che si sono spezzati. Il senso di Comunità può essere recuperato e rafforzato. Credo che, fortunatamente, il numero di coloro che costruiscono ponti è ancora di gran lunga maggiore di quelli che alzano steccati.